Il 2025 è stato un anno avaro di viaggi e avventure fotografiche, con opportunità limitate che si contano sulle dita di una mano.
Ha segnato il completamento del mio progetto fotografico più grande e importante fino a oggi, un traguardo che porta soddisfazione dopo anni di impegno. Certe annate si complicano nel trovare l’equilibrio tra energie, focus e priorità quotidiane, ma le poche esperienze realizzate hanno dato risultati gratificanti, sia per la soddisfazione personale che per gli scatti ottenuti.
Al primo posto per questo 2025, ormai prossimo alla fine, metto il Bivacco del Dolent: un luogo unico, dove l’ambiente montano dà l’impressione di un altro pianeta, simile a una scena del film Interstellar. Questo bivacco dalla forma particolare si trova sulla morena glaciale ai piedi del Mont Dolent, una cima nel massiccio del Bianco, un luogo in cui ghiaccio e roccia si incontrano. Sporge su una vallata che si perde all’orizzonte, offrendo una vista chiara sulla cuspide del Grand Combin.
Questa ascesa, variante del Tour del Monte Bianco – da vedere almeno una volta – è stata una delle più dure: 1000 metri di dislivello quasi verticali in 3 km di sviluppo. Il sentiero sale dritto sul fianco della montagna, tra scalette attrezzate, tratti esposti attrezzati con catene, praterie d’alta quota e la pietraia sommitale della morena glaciale. Passi uno dopo l’altro, senza respiro: uno zaino pesante che diventa più opprimente a ogni metro, con fatica, sudore, imprecazioni e quel “chi me lo ha fatto fare?”.
Ho maledetto quel bivacco durante gran parte della salita, con le gambe stanche e la mente incerta, ma oggi è uno dei ricordi più belli. C’è stata la solitudine “fuori dal mondo” per una notte, un cielo limpido con una stellata rara, il pensiero di un amico e mentore scomparso che mi ha accompagnato idealmente. Il Bivacco del Dolent racchiude per me esperienze, sensazioni, immagini e visioni che gli danno un calore e un’aura speciali.






