Per questo articolo voglio ringraziare Cinzia, lo scambio avuto via social è stato provvidenziale e utile per dare un senso alla moltitudine di pensieri che che nascono ogni volta che creo una nuova immagine.
Molto spesso il mantra che ci si sente ripetere da chiunque, ovunque, come una litania infinita è:
“hai una macchina che scatta delle foto stupende”.
Ammetto candidamente che la cosa mi fa arrabbiare, offendendomi un pochino.
Il motivo è da ricercare in quale sia davvero il vero strumento fotografico; spiazzando molte persone, l’analisi non porta all’attrezzatura, bensì a quello che c’è una decina di centimetri dietro questa.
L’effettiva abilità fotografica risiede principalmente nell’essere consapevoli delle condizioni luminose, nel saperle riconoscere al volo, apprezzarle in tutta la loro bellezza e fermarle per sempre in uno scatto.
La cosa che trovo personalmente straordinaria è che questa abilità è un po’ come un muscolo: può essere allenata, coltivata e sviluppata con costanza e disciplina. E col tempo, inevitabilmente, porta i suoi frutti – non per magia, ma perché si è imparato a vedere ciò che prima sfuggiva.
La riprova di quanto ho appena scritto l’ho avuta proprio di recente, durante un’uscita fotografica che mi ha appagato profondamente. Mi sono perso, nel senso più bello del termine, a fotografare la Rocca di Angera. Sì, lo so: è un soggetto forse un po’ scontato, molto conosciuto, praticamente un classico del lago Maggiore. Eppure non smette mai di regalarmi emozioni forti, soprattutto in un inverno come questo, in cui la macchina fotografica mi sta accompagnando spesso e mi sta regalando serie, autentiche soddisfazioni.
Nonostante l’alzataccia alle 5 di mattino, la passeggiata notturna nel bosco con il buio pesto, il freddo che ti prende a sberle in faccia… il panorama che si apre rimane uno dei più stimolanti che io conosca.
È un luogo che ti avvolge, ti sfida, ti ripaga.
Il passaggio crepuscolare dall’ora blu all’ora d’oro è stato magico: quella luce fredda, quasi tagliente all’inizio, che piano piano si scalda, diventa avvolgente e dorata, si infrange contro le rigide linee scolpite dall’architettura medievale. Le nebbie del lago che si infiammano d’arancio e rosa, facendo emergere le quinte digradanti verso la Pianura Padana; la rifrazione di questa luce sulla coltre nuvolosa bassa; il gioco di ombre, di silhouette, un alternarsi di attimi mutevoli come in un caleidoscopio… tutto questo ha trasformato un singolo luogo in una moltitudine di universi adiacenti, ognuno con la sua personalità, ognuno da catturare prima che svanisca.Meraviglioso!
Semplicemente, profondamente meraviglioso.




