La fine di un progetto

Cosa succede adesso?
Questa è l’unica domanda che mi è rimasta alla mente alla fine di tanta strada: dopo molte foto scattate, ore infinite, chilometri percorsi, notti insonni, stanchezza, idee, ripensamenti, modifiche, ostacoli superati… comunque superati.

Dopo mesi di silenzio, è arrivato il momento di parlarne. Iniziamo con ordine, così tutto potrà avere un senso.

Ricordiamo tutti l’anno 2020, segnato dalla pandemia di Covid. Quel periodo ha cambiato radicalmente il mondo come lo conoscevamo. Nulla è stato più come prima. Ci siamo trovati — o ritrovati — confinati tra le mura di casa, senza poter uscire.

In quelle circostanze le abitudini di ognuno sono cambiate, ma per fortuna il motore che anima la mia vita non si è mai fermato. Approfittando di quel surplus di tempo e di alcune vicissitudini personali, ho deciso di riorganizzare il mio archivio fotografico. Non è stata un’impresa da poco, ma con tutto quel tempo a disposizione, perché non farlo?

Durante questa operazione sono riemerse alcune foto di una gita sul Monte Bianco — immagini affascinanti, davvero. Come avevo potuto dimenticare un posto così straordinario?

Da lì, grazie al tempo libero e a YouTube, ho iniziato a documentarmi. Ogni articolo letto, ogni video visto, ogni testimonianza ascoltata faceva emergere nuove informazioni, come conigli usciti dal cilindro di un mago.

Ho scoperto rifugi e bivacchi in luoghi tanto arditi che solo menti visionarie potevano concepirli. Un ambiente unico al mondo, fatto di nevi e ghiacci eterni, da decenni attraversati da alpinisti coraggiosi. Bastioni di granito, guglie rocciose, cime di 4000 metri affrontate da persone comuni, esseri umani come me e come te, con qualcosa in più: la sete di avventura.

In mezzo a questa bellezza ho scoperto il Tour del Monte Bianco, un percorso di 170 km che attraversa il massiccio in 7-10 giorni, toccando tre paesi.

Ma la vita è sempre piena di sorprese, e sull’onda di quei sogni è nato quasi per gioco un progetto fotografico: IL MIO MONTE BIANCO, la mia personale visione di questa meraviglia della natura.

Purtroppo anche questo progetto ha dovuto fermarsi, mettere radici nel cassetto dei sogni; una pandemia doveva passare. Tre anni dopo, ha finalmente iniziato a prendere forma.

In questi cinque anni ne è passata di acqua sotto i ponti: progetti paralleli, idee da realizzare all’improvviso, ma alla base questo progetto ha continuato a crescere, evolversi, mutare e soprattutto ad ampliarsi.

L’arrivo nella mia vita di mia moglie e di mia figlia ha richiesto ulteriori aggiustamenti a un’opera che già di per sé stava diventando ciclopica. Devo però dire che il loro contributo è stato fondamentale: anche con meno tempo a disposizione, logistica e motivazione sono state riviste, migliorate ad ogni passo.

Oggi questo lungo viaggio è terminato, suddividendo le tappe in vari anni. Ho raccolto poco meno di 2000 scatti di questa fantastica montagna, il Tetto d’Europa.

Lungo il percorso ho avuto la fortuna non solo di ammirare luoghi incantevoli, ma di conoscere persone straordinarie, ascoltare le loro storie, scambiare idee, consigli e punti di vista.

Questo cammino intorno a questo gigante di roccia e ghiaccio è diventato anche un viaggio dentro me stesso, con le mie paure e i miei limiti di essere umano.

Cosa succede adesso?
È la domanda con cui ho aperto questo racconto, e sinceramente… non ne ho idea.

Come organizzare queste foto? Cosa fare di queste immagini? Come conservare i ricordi e le esperienze vissute ammirando quelle guglie seghettate, che sembrano disegnate da mia figlia?

Non lo so…

L’unica certezza è aver completato qualcosa di immensamente più grande di me, e nemmeno so come. So soltanto di aver pianto come un bambino alla fine di questa lunga avventura.

Ora sento quel senso di vuoto, quella strana sensazione allo stomaco che si prova dopo aver concluso un progetto a cui hai dedicato anima, tempo e corpo, senza sapere cosa succederà dopo.

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