Esistono luoghi che sono incredibili
Luoghi in cui l’uomo e la natura si sono fusi creando qualcosa di unico, a volte quasi assurdo.
Posti dove ogni minuto cambia l’atmosfera, come se guardassi attraverso un caleidoscopio.
Il Parco del Delta del Po è uno di questi.
Qui perdersi e non capire più se sei in cielo o in terra è la normalità.
Colori, profumi, suoni, luci… tutto si mescola in un modo che ti spiazza.
A ricordartelo ci sono solo vecchie costruzioni sparse e una fauna che non si nasconde: si mostra, si esibisce nella sua bellezza naturale. Lì ho avuto la netta sensazione di fluttuare nello spazio e nel tempo.
Durante una gita di famiglia, ma mi sono preso una fuga per vedere questo posto che da anni era nella lista delle “luoghi da vedere almeno una volta nella vita”.
Sveglia nel cuore della notte (ad un orario che non dovrebbe esistere), strada buia illuminata solo dai fari, all’orizzonte una falce di luna sottile e navigatore a indicare il percorso. Poetico, sì… ma anche un po’ terrificante. Perso nel buio più totale.
Arrivato, il crepuscolo mi ha fatto capire dove ero: una distesa d’acqua salmastra dove cielo e terra si fondono fino a sparire. Qualche nuvola leggera. Silenzio assoluto.

Una passeggiata di 40 minuti per raggiungere il punto, resa un filo più tosta dal tutore al ginocchio (regalo di una sciata finita male qualche settimana prima). Zaino chiuso, auto chiusa, tutore stretto, frontale accesa. Un salto nel buio, sperando di non aver sbagliato strada.
Un passo dopo l’altro, respiro dopo respiro, circondato dai suoni della natura che si sveglia.
In lontananza appare la sagoma della prima meta: il Casone Dona Bona (o Donnabona, non so quale sia il toponimo giusto). Un casone è una tipica capanna del Delta: usata dai pescatori o come casa estiva temporanea. Questo sorge su un isolotto, collegato alla terraferma da un iconico ponticello di legno. Con la luce dell’alba ti catapulta in un’altra epoca.
Purtroppo un fronte nuvoloso compatto ha nascosto quasi tutto il sole nascente. Però, per un pelo, una finestra tra le nuvole ha lasciato passare il disco dorato giusto il tempo di scattare.
Ogni tanto serve anche un po’ di fortuna.(



Reimpacchetto tutto e riparto veloce (si fa per dire) verso il parcheggio.
Intorno a me solo animali a caccia di colazione: corvi, gabbiani, nutrie, volpi, aironi, fagiani, cormorani… e in lontananza anche dei fenicotteri. Più tardi ho scoperto l’esistenza di una colonia stanziale.
Peccato non aver avuto tempo né il tele giusto. Tornerò.
Seconda location: Capanno dei Cacciatori.
Una costruzione semplice a bordo strada, affacciata su un piccolo golfo paludoso. L’acqua salmastra calma fa da specchio perfetto. Qualche barca appoggiata a una banchina di pali di legno, riflessi delle nuvole, luce calda dell’ora d’oro.
Penso che se uno avesse il lusso di fermarsi qualche giorno e girovagare senza meta fissa, scoprirebbe un sacco di piccoli gioielli nascosti.
Io mi sono accontentato di essere stato testimone di questa bellezza per poche ore.




